Intervista a Filippo Timi, il protagonista de La doppia ora

Lo abbiamo incontrato in una fantastica e movimentata chiacchierata su MyMovies, in occasione della promozione del suo ultimo film La doppia ora. Scrittore, attore teatrale e cinematografico, Filippo Timi è uno degli astri nascenti della settima arte italiana.

La prima volta che ho visto Filippo Timi ero a casa mia, comodamente sdraiato sul letto. Lui, invece, era seduto sul divano rosso di Serena Dandini a Parla con me. Doveva pubblicizzare il suo primo libro Tuttalpiù muoio, scritto in collaborazione con Albinati. La Dandini lo presentò però con un altro mestiere (non molto lontano da quello dello scrittore per chi li conosce entrambi): quello dell’attore teatrale. Scoprì che Timi era nato in un paesino vicino a Perugia, nel 1974, ed era un attore promettente e che aveva già mangiato sul palcoscenico ruoli come Orfeo, Danton, Percival, Odino, Amleto, Satana e Woyzeck, ricevendo nel 2004, il Premio Ubu – la più grande e alta onorificenza teatrale italiana – come miglior attore under 30. Fu amore a prima vista.

Il suo paesino natio era vicino a un altro paese della provincia di Assisi, dove io avevo vissuto per un breve periodo di tempo, quindi era possibilissimo che magari, anche distrattamente lo avessi visto. Ma la fascinazione che subì da Timi non si limitò alle coincidenze geografiche. Quel suo aspetto massiccio e barbuto, quegli occhi dall’aria insonne che vagavano per lo studio, la voce calda e balbuziente che raccontava un po’ timidamente cosa era quel suo libro – il primo di molti, gli altri sono: E lasciamole cadere queste stelle e Peggio che diventare famoso – per lui, cosa significava recitare e le sue straordinarie (dis)avventure, mi colpirono così tanto che andrai dritto a comprare il libro, leggendolo in meno di due giorni. Avevo già deciso, lo avrei ammirato per sempre. La settimana dopo, era di nuovo a Parla con me, per ringraziare la Dandini dell’opportunità che gli aveva dato, perché il libro, dopo il suo intervento, aveva fatto un boom nelle vendite.

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È stato da quel momento che la carriera di Timi è decollata, passando attraverso altri importanti ruoli teatrali e affondando nel cinema, con pellicole come Saturno contro di Ferzan Ozpetek (era il marito carabiniere della bionda Serra Yilmaz), In memoria di me di Saverio Costanzo, Signorina Effe di Wilma Labate, I demoni di San Pietroburgo di Giuliano Montaldo, Vincere di Marco Bellocchio (dove, accanto a una magica Giovanna Mezzogiorno, aveva interpretato un giovanissimo Benito Mussolini) e, infine, La doppia ora di Giuseppe Capotondi, attualmente nelle sale.

Mymovies, il più grande e famoso sito internet di cinema italiano me l’ha fatto incontrare virtualmente in una megachat pubblica che ha raccolto più di 39.000 utenti collegati. E noi c’eravamo per conoscerlo meglio.

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Sparate pure sono tutto vostro…
Cominciamo proprio con La doppia ora
Siete saltati sulle seggiole? E vi siete commossi?

Entrambe le cose direi… Come hai scelto di buttarti in questo progetto di un regista esordiente? Ti ha convinto la sceneggiatura?
In primis, sì. Il personaggio era molto figo. E anche il regista era molto figo, pensate che quando ho saputo che aveva fatto un video per le Spice Girls ho urlato!

Il personaggio lascia davvero un segno, anche se non è “presentissimo” nel film, senza anticipare troppo a chi non lo ha ancora visto…
Sai, non esistono piccoli ruoli ma solo piccoli attori. E poi, comunque, sono il protagonista maschile! Ahò! Con tanto di scena di rigoglioso integrale!

Hai fatto un provino per avere quel ruolo?
In realtà, era un mezzo provino. A un certo punto, ho finto uno svenimento ma, tutti c’hanno creduto. Secondo me, ho avuto la parte perché sono il nuovo appeal symbol italiano (Ride).

Cosa c’è nel film di Peggio che diventare famoso?
Il cercare di diventare santo.

Senti, ma come ti sei preparato al passaggio da un ruolo di sciupafemmine come quello di Benito Mussolini ne Vincere di Bellocchio, a quello di un uomo che ricorre agli speed date per trovare una compagna?
Io sono molto più vicino a Guido che a Mussolini. Nel senso che sono un uomo essenzialmente buono e, mentre prima credevo che essere buoni fosse una sfiga, adesso ho capito che essere se stessi, nel bene e nel male, è la cosa migliore.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Un quarto libro? Un nuovo film? O una pausa teatrale?
Sto scrivendo sugli Anni Ottanta. Ho appena finito di girare un film con George Clooney e, intanto, mi godo l’uscita di questo film… E sarò a teatro con Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche, il 31 ottobre al Teatro Stabile di Torino e il 21 novembre al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone.

Ero interessato a sapere come e in che modo un attore può riuscire a recitare in maniera ottimale pur trovandosi di fronte ruoli difficili come quello di Benito Mussolini. Insomma, cosa e come si può interpretare un uomo che per l’Italia è stato l’emblema del Male e, quindi e in qualche modo, diventare tu il Male.
L’importante è pensare che ogni personaggio che fai, a un certo punto, deve andare in bagno. Nel senso… Anche Amleto, Satana e Otello cacano!

Foto: www.filippotimi.com

F.S. Frau

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