Truffa “Sandokan”: prosciolta la donna che credeva di essere fidanzata con Can Yaman
Si è conclusa con un pieno proscioglimento la vicenda giudiziaria di una donna di Santa Giustina (Belluno), inizialmente accusata di ricettazione. I giudici del Tribunale di Belluno hanno riconosciuto che la donna non era complice di un giro di denaro sporco, bensì la vittima di una sofisticata truffa sentimentale ed economica.
La dinamica dell’inganno
La vicenda ha inizio nel 2021, quando la donna viene contattata sui social da un profilo che sosteneva di appartenere al celebre attore Can Yaman (noto, tra le altre cose, per il ruolo di Sandokan).
Il legame sentimentale: Attraverso una fitta corrispondenza su Facebook e WhatsApp, il truffatore è riuscito a instaurare una relazione virtuale credibile, fornendo dettagli privati che spesso coincidevano con le notizie riportate dai media (come gli spostamenti dell’attore a Palermo).
Il pretesto degli investimenti: L’amicizia si è spostata gradualmente sul piano finanziario. Il sedicente attore ha convinto la donna a istruirsi sul mondo delle criptovalute, presentandosi come un esperto mentore.
Il meccanismo della ricettazione inconsapevole
Secondo l’accusa originaria, la donna avrebbe ricevuto sul proprio conto quattro bonifici (per un totale di circa 7.800 euro), frutto di altre attività illecite, per poi reinvestirli su piattaforme come Luno Money Ltd e Moon Pay.
L’obiettivo del truffatore era utilizzare il conto della donna come “ponte” per far perdere le tracce del denaro, coinvolgendola anche in donazioni verso una presunta fondazione per bambini bisognosi, che si è rivelata essere l’ennesimo paravento per operazioni in criptovalute.
Il risveglio e la sentenza
La vittima ha compreso la realtà dei fatti solo dopo aver subito un danno economico personale ingente:
Perdite finanziarie: Oltre a movimentare denaro altrui, la donna ha inviato al truffatore circa 50.000 euro dei propri risparmi sotto forma di prestiti.
La prova del nove: Quando la donna, indagata, ha chiesto aiuto all’uomo affinché testimoniasse la sua buona fede, lui si è rifiutato adducendo scuse legate alla propria immagine pubblica.
La decisione dei giudici: Il collegio (presieduto da Federico Montalto con a latere Federico Cavalli e Cristina Cittolin) ha accolto la tesi della difesa, rappresentata dagli avvocati Piero e Tullio Tandura, riconoscendo l’assoluta estraneità della donna ai reati contestati e la sua posizione di vittima raggirata.
Fonte| Gazzettino

