Alberto Ravagnani di Ballando:”Sono un ex prete ma la fede per me non è un gioco”
Dal sacerdozio alla pista da ballo: Alberto Ravagnani si racconta in un’intervista esclusiva al settimanale Chi in edicola da mercoledì 21 ottobre, parlando del suo percorso, dell’esperienza a Ballando con le stelle e delle critiche ricevute per le sue scelte.
Riguardo al suo rapporto con la religione e agli attacchi ricevuti dopo l’addio al ministero, l’ex sacerdote precisa:
«Sulla mia fede non si scherza, non è un gioco. Mi dispiace per il pubblico cattolico, perché spesso le critiche e gli attacchi che ricevo sono mossi da un certo modo di vivere la fede, che non ritengo un’espressione autentica del Vangelo». Rispetto alle accuse sulle sue motivazioni, il concorrente dello show di Milly Carlucci aggiunge con fermezza: «Ciò che mi ha ferito di più è stato leggere che avrei approfittato del sacerdozio solo per diventare famoso e che fosse tutta una strategia per arrivare nello spettacolo. È un’accusa falsa e cattiva. Ho scelto di fare il prete senza imposizioni, poi le cose sono cambiate, sia dentro di me sia nel rapporto con l’istituzione».
Nessun retroscena sentimentale dietro la scelta di abbandonare l’abito talare, né un nuovo amore all’orizzonte: «Non ho lasciato per una donna, sono ancora liberissimo!». Sulla complicità e sul contatto fisico con la maestra di ballo Erica Martinelli chiarisce: «Tra noi è scattata subito la chimica: c’è fiducia e profonda gratitudine. L’imbarazzo iniziale per il contatto fisico è diventato presto una cosa naturale».
Soffermandosi poi sulla sua trasformazione estetica e sulla cura del corpo, Ravagnani spiega: «I muscoli sono frutto della palestra, dove vado dal 2021, quando ero ancora prete. In seminario l’avevo colpevolizzato, come se l’estetica fosse un nemico da castigare. Poi il corpo è “esploso” e ha preteso spazio. Oggi il ballo per me è la terapia finale: metto il corpo al servizio dell’interiorità, per far emergere il mio sguardo profondo sull’esistenza e continuare ad avere un impatto positivo sui giovani».

