Sondaggio, primarie centrosinistra: gay italiani indecisi tra Vendola e Renzi

Il sito Gay.it ha chiesto ai suoi lettori chi voteranno alle primarie del centrosinistra. I programmi sui diritti gay premiano Vendola e Renzi. Bersani paga l’incertezza sulle unioni civili.

Chi voterai alle primarie di centrosinistra?” E’ questa la domanda che il portale Gay.it, il più letto dalla comunità lgbt (lesbica, gay, biappeal, trans) italiana, ha fatto ai suoi lettori con un sondaggio in homepage. Al primo posto si posiziona Nichi Vendola; il leader di Sel stacca gli altri sfidanti e conquista il 38% delle preferenze. Non molto distante, però, c’è Matteo Renzi, al secondo posto con il 35% dei voti. Il vero outsider nella competizione sembra essere Pierluigi Bersani che arriva ad un 22%. Molto pochi i voti per Laura Puppato (4%) e Bruno Tabacci (1%).

I risultati sembrano premiare i candidati che sulla introduzione di un istituto giuridico per le coppie dello stesso seso non hanno incertezze. Per la prima volta, infatti, nel centrosinistra si è assistito ad una gara al rialzo sui temi dei diritti gay. Nichi Vendola ha dichiarato di volersi sposare e adottare un figlio; Matteo Renzi ha promesso le unioni civili “all’inglese” nei primi 100 giorni; più vago Pierluigi Bersani che ha detto di voler introdurre le unioni “alla tedesca” ma senza chiarire i tempi né come intende superare le perplessità dell’area cattolica del PD. Il segretario del PD, inoltre, non si è smarcato da politici da chi, come Rosy Bindi, che si sono scontrati con la comunità lgbt fin dal tentativo di introdurre i DiCo e che non sono visti come novità.

Il dibattito sui diritti delle coppie gay è inedito per l’Italia”, dice Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it. “Non siamo mai stati abituati ad uno scontro vero su questi temi. Il sondaggio di Gay.it, però, ci dice che viene ripagato chi ha il coraggio di osare e di riguadagnare il tempo perso. La chiarezza nel dire cosa si propone e in che tempi, è fra le caratteristiche che un leader deve dimostrare di avere fin dalla campagna elettorale per le primarie. Oggi – conclude De Giorgi – c’è chi ha voluto distinguersi e chi ha preferito la vaghezza di sempre”.

Foto|Google

La redazione

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